Dalla bellezza dei testi scoperti in gioventù all’evoluzione attuale: un viaggio nella discografia dei Tazenda, custodi di una musica senza tempo.
Di Nicoletta Bortolozzo
Pochi giorni fa, durante un incontro con un caro amico — giornalista, scrittore e coetaneo —, ci siamo ritrovati a ripercorrere i binari dei ricordi, riportando a galla la bellezza della musica e dei testi poetici che hanno accompagnato la nostra giovinezza. Tra citazioni, dischi e memorie condivise, la mente è volata inevitabilmente a quelle sonorità capaci di fondere l’impegno civile alla poesia più pura. È nato così, quasi per naturale necessità di racconto, questo viaggio nella storia di una delle realtà più straordinarie del nostro panorama musicale.

I Tazenda hanno dimostrato che l’identità regionale non è un relitto nostalgico da proteggere sotto teca, ma materia viva in grado di dialogare con la contemporaneità. Attraverso quasi quarant’anni di attività, mutazioni di organico e sperimentazioni linguistiche, la band continua a presidiare quella frontiera ideale dove la tradizione popolare incontra la modernità della canzone pop-rock.
Quando nel 1988 Andrea Parodi, Gigi Camedda e Gino Marielli decisero di battezzare il loro nuovo progetto musicale con il nome di Tazenda — palese omaggio al pianeta immaginario della saga della Fondazione di Isaac Asimov —, l’intenzione apparve subito chiara: tracciare una rotta verso un territorio espressivo inesplorato. Non un semplice recupero folkloristico, ma un’operazione d’avanguardia capace di proiettare l’identità linguistica e l’eredità ritmica della Sardegna nelle frequenze del pop-rock continentale e internazionale.
A distanza di quasi quattro decenni da quell’intuizione, i Tazenda continuano a rappresentare un unicum nel panorama della canzone d’autore italiana, dimostrando una resilienza artistica rara e una costante capacità di rigenerarsi senza mai smarrire la propria matrice originaria.
Dalle radici al grande pubblico
L’affermazione della band poggia su un equilibrio stilistico pionieristico: l’intreccio tra le sonorità ancestrali delle launeddas e del canto a tenore con le architetture elettriche della chitarra e le trame dei sintetizzatori.
Il punto di svolta per la notorietà di massa coincide con il Festival di Sanremo 1991: la collaborazione con Pierangelo Bertoli sdogana la lingua sarda sul palco principale della televisione di Stato. L’anno successivo, il ritorno all’Ariston insieme a Fabrizio De André conferma il peso specifico di una band capace di coniugare impegno civile, poesia ed esplorazione etnica.
La storia del gruppo è stata poi segnata da collaborazioni illustri (da Eros Ramazzotti a Francesco Renga e Gianluca Grignani), ma anche da passaggi dolorosi: l’uscita dalla formazione dello storico frontman Andrea Parodi nel 1997, la memorabile reunion del 2006 e la sua prematura scomparsa nello stesso anno — un evento che ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva dell’isola e della musica italiana.
L’evoluzione discografica: quattro decenni di musica
La produzione in studio dei Tazenda si articola attraverso 10 album ufficiali, testimoni di una continua ricerca formale e concettuale:
L’Era Classica con Andrea Parodi (1988–1997)
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Tazenda (1988): L’esordio folgorante che fonda l’ethno-pop-rock sardo (Carrasecare, A sa zente).
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Murales (1991): L’album della consacrazione popolare e del Disco d’Oro (Disamparados, Mamoiada, Nanneddu meu).
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Limba (1992): Il vertice poetico e civile con il contributo di De André (Pitzinnos in sa gherra, ‘Etta abba, chelu).
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Fortza paris (1995): La maturità sonora con venature rock ancora più marcate.
La sperimentazione in duo (1998–2005)
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Sardinia (1998): Marielli e Camedda esplorano la lingua italiana mantenendo saldo il cordone ombelicale con l’isola (Scaldaci Sole).
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¡¡¡Bum-ba!!! (2005): Un lavoro dalle atmosfere aperte e mediterranee.

La rinascita con Beppe Dettori (2006–2012)
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Vida (2007): L’album del ritorno al grande pubblico e del Disco di Platino (Domo mea con Eros Ramazzotti).
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Madre Terra (2008): Un progetto di grande impatto radiofonico con prestigiose partecipazioni (Renga, Grignani).
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Ottantotto (2012): Un bilancio in musica tra energia elettrica e nostalgia.
La resistenza nell’Era Nicola Nite (2013–2024)
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Antìstasis (2021): Il decimo disco da studio. In greco antico “resistenza”: un concept album sulla tenacia culturale di fronte alle incertezze del tempo presente (La ricerca del tempo perduto, Aora).
Le storie dietro i brani iconici
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Disamparados / Spunta la luna dal monte (1991): Nata per raccontare gli emarginati (“disamparati”), la canzone trova nuova linfa nell’incontro con Pierangelo Bertoli. L’alternanza tra il testo italiano scritto da Bertoli e le strofe sarde intonate da Parodi regala un pezzo di storia della musica leggera italiana.
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Pitzinnos in sa gherra (1992): Scritta a quattro mani con Fabrizio De André, è un crudo atto d’accusa contro la piaga dei bambini soldato, dove la tradizione del canto isolano diventa grido di protesta internazionale.
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Carrasecare (1988): La celebrazione del Carnevale sardo inteso non come semplice festa, ma come arcaico rito pagano di purificazione e rinascita della terra.
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Domo mea (2007): Il canto dell’appartenenza e delle proprie radici. Realizzato con la partecipazione vocale di Eros Ramazzotti, ha rappresentato il punto di svolta per la seconda vita del gruppo dopo la perdita di Parodi.
La situazione attuale: la svolta Vocale
Far sopravvivere un marchio musicale tanto caratterizzato dopo la perdita della sua voce iconica richiedeva coraggio e flessibilità intellettuale. Dopo le stagioni guidate da Beppe Dettori e successivamente da Nicola Nite, la storia recente del gruppo segna una svolta strutturale fondamentale.
Dopo la decisione di Nite di ritirarsi dal ruolo di frontman, i fondatori Gigi Camedda e Gino Marielli hanno scelto di rompere gli schemi tradizionali affidando il microfono a Serena Carta Mantilla. Per la prima volta nella storia del gruppo, il timbro guida diventa femminile.
L’ingresso della vocalist non rappresenta una semplice sostituzione, ma una ridefinizione degli equilibri timbrici. La presenza della Carta Mantilla si affianca a una maggiore presenza vocale di Camedda, restituendo un impatto corale che rievoca, con colori contemporanei, le estensioni espressive delle origini.
Progetti live come i tour Bonas Noas e la formula teatrale S’istoria infinida testimoniano una band pienamente operativa sia sui grandi palchi estivi sia nelle dimensioni acustiche più intime, alternate al lavoro in studio per la produzione di nuovo materiale discografico.

