Tra l’ambizione sociale della Cooperativa Sociale Kirikù e le insidie di un contesto normativo complesso: cronaca e riflessioni sul primo incontro a Villorba
di Nicoletta Bortolozzo
VILLORBA – Si è tenuto questa mattina, sabato 31 gennaio, presso la sede dei Servizi Sociali di Villorba, coordinato dall’Assistente Sociale dottoressa Ylenia De Rosa, il primo di una serie di incontri dedicati a “Famiglie in Rete”. Un progetto che mira a ricostruire il tessuto sociale partendo da un obiettivo chiaro: favorire la cultura dell’accoglienza e incoraggiare nuove relazioni di “aiuto prossimale”.
Il ritorno al “Villaggio”: l’ambizione di Kirikù
Dalle ore 10:00, la dottoressa Federica Rizzardi, Educatrice della Cooperativa Kirikù, ha illustrato le linee guida di un progetto socialmente ambizioso. Il fulcro del discorso è stato un richiamo nostalgico, ma pragmatico, al passato: un tempo le famiglie erano “aperte”, i figli crescevano in una comunità dove l’aiuto del vicino di casa era la norma e non l’eccezione. “I figli erano un po’ figli di tutti”, ha ricordato la dottoressa Rizzardi, sottolineando la necessità di recuperare quella dimensione collaborativa per sostenere i genitori di oggi nella gestione dei minori.
Una rete capillare tra istituzioni e territorio
Il progetto non è una realtà isolata, ma un sistema strutturato che coinvolge ampie fette della Marca Trevigiana. Attualmente, l’iniziativa è promossa in 23 comuni del Distretto di Asolo – Ulss 2, dove si realizza un lavoro sinergico tra le assistenti sociali dei singoli comuni e un’equipe di esperti, formata dai professionisti del Consultorio Familiare e dagli educatori della cooperativa Kirikù.
Nel territorio di Treviso, il progetto vede invece l’adesione di 14 comuni, con Paese nel ruolo di comune capofila. Anche in questa vasta area, la progettualità viene gestita in stretta collaborazione tra le assistenti sociali comunali e gli educatori di Kirikù.
Esperienza e professionalità: il valore di Kirikù
È doveroso sottolineare che la cooperativa Kirikù ha organizzato ogni dettaglio nel migliore dei modi. La lunga esperienza maturata in anni di attività sul campo è emersa chiaramente durante la presentazione della dott.ssa Federica Rizzardi. La solidità dell’equipe e la cura nella strutturazione del progetto offrono quella necessaria serenità a chi, come me, ha deciso di aderire.
Amo le sfide e il volontariato fa parte della mia vita da sempre, ed è proprio per questo che ho scelto di esserci. Tuttavia, la mia partecipazione è accompagnata da una riflessione consapevole: operare con i minori oggi non è cosa semplice.
La tutela del minore tra legge e politica: Verso una “Protezione Partecipata”
Se l’intento del progetto è lodevole e risponde a un bisogno concreto di vicinanza sociale, non si può ignorare che il contesto odierno sia profondamente mutato rispetto a quello “idilliaco” del passato. Muoversi nell’ambito del sostegno ai minori significa oggi entrare in un vero e proprio terreno minato.
A differenza dei decenni scorsi, oggi esiste (fortunatamente) un apparato normativo estremamente rigido e puntuale a tutela dell’infanzia. Tuttavia, questa stessa protezione rende ogni intervento esterno estremamente delicato. I fatti di cronaca recente hanno dimostrato quanto il ruolo degli assistenti sociali sia oggi sotto i riflettori e spesso in crisi di credibilità, schiacciato tra il dovere di intervenire e il rischio di sovraesposizione.
Inoltre, il tema dei minori è diventato terreno fertile per la propaganda politica. Ogni criticità, ogni errore o presunto tale, viene spesso strumentalizzato per campagne elettorali permanenti, rendendo ancora più difficile per le associazioni e i servizi pubblici operare con la necessaria serenità e riservatezza.
Perché l’eccellente lavoro di Kirikù non resti schiacciato dalle responsabilità legali o dalle polemiche esterne, credo che il supporto tra famiglie debba essere vissuto come un’estensione protetta dello Stato.
Proprio per questo, con molta umiltà, ritengo che oggi l’aiuto corretto debba basarsi su un modello di “Protezione Partecipata”:
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Formazione Giuridica: Oltre al “buon cuore”, serve una preparazione specifica sui limiti legali per evitare zone grigie pericolose per tutti i soggetti coinvolti.
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Scudo Istituzionale: È necessario che la politica faccia un passo indietro, lasciando che siano i protocolli scientifici e professionali a parlare, e non i post sui social che troppo spesso cavalcano i dubbi sollevati dalla cronaca.
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Mediazione Professionale: La solidarietà spontanea deve essere sempre monitorata da esperti (come l’equipe di Kirikù) che facciano da “filtro” a tutela della privacy e dell’idoneità educativa.
Inizia oggi un percorso importante. La rete è solida e ben organizzata, ma richiederà a tutti noi la massima lucidità per proteggere non solo i minori, ma anche il valore immenso di chi decide di mettersi a disposizione in un momento storico così complesso.
La postilla necessaria: Terzo Settore e qualità dell’aiuto
C’è un aspetto tecnico che mi preme sottolineare con forza. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento esponenziale delle Associazioni di Promozione Sociale (APS), spesso stimolato dalla crescita di bandi e finanziamenti dedicati. Il rischio concreto è che, pur di “coprire” i servizi, i minori vengano affidati a chiunque abbia del tempo da dedicare, senza i dovuti filtri.
Ritengo indispensabile che ogni forma di aiuto sia costantemente monitorata da “addetti ai lavori”: educatori, psicologi e professionisti qualificati. La buona volontà è ammirevole, ma quando si parla di minori la professionalità non può essere un optional.

