E soprattutto: cosa ne pensa la Terra?
di Nicoletta Bortolozzo
«Che giorno è? Che anno è? / …L’universo trova spazio dentro me…» cantava il grande Lucio Battisti e la poesia di quella canzone appartiene alla penna geniale di Mogol.
Una domanda che, a ben pensarci, ci siamo fatti tutti almeno una volta davanti allo schermo del computer di lunedì mattina o barcollando dopo il veglione di Capodanno.
Eppure, la questione si fa decisamente più intrigante se spostiamo lo zoom fuori dalla nostra agenda personale e ci allarghiamo alla scala del pianeta. Oggi, mentre noi umani scriviamo comodamente 2026 su fatture, diari e messaggi WhatsApp, la Terra in realtà se la ride di gusto. Per il nostro pianeta, infatti, il calendario gregoriano è poco più di un post-it attaccato sul frigorifero dell’universo.
Allora facciamo un piccolo viaggio tra convenzioni umane, ere geologiche e anni galattici per scoprire che anno è davvero.
La Terra non festeggia il Capodanno il 31 dicembre

Prima di tutto, sveliamo l’ovvio: il “2026” è un’invenzione squisitamente culturale. È il frutto di un calcolo (peraltro con qualche piccolo errore di conteggio storico) fatto nel VI secolo dal monaco Dionigi il Piccolo, che decise di contare gli anni a partire dalla presunta nascita di Cristo. Una convenzione talmente comoda ed efficiente che oggi la usano tutti a livello globale — dalla Borsa di Tokyo ai mercati di Nairobi — per pura e semplice necessità pratica di sincronizzazione economica e diplomatica.
Ma se potessimo fare una videochiamata al pianeta Terra e chiedergli: “Senti un po’, tu quanti anni hai?” — ignorando completamente i secoli, i papi e i calendari storici — la risposta ci farebbe sentire incredibilmente minuscoli.
La scala geologica: Siamo inquilini di un “attico” recente
I geologi non usano i numeri progressivi alla “2026”, preferiscono contare i capitoli della Terra in base ai rivolgimenti climatici, alle catastrofi ecologiche e ai fossili depositati negli strati di roccia.
Attualmente, per la Terra siamo confinati nell’Olocene, un’epoca geologica iniziata circa 11.700 anni fa, cioè quando l’ultima grande era glaciale ha deciso di mollare la presa, permettendoci di uscire dalle caverne, inventare l’agricoltura e, col tempo, lamentarci del traffico.
Anzi, i geologi più moderni sostengono che siamo entrati ufficialmente nell’Antropocene: l’era in cui il coinquilino umano ha iniziato a lasciare impronte così pesanti sul clima e sugli ecosistemi da ridefinire la geologia stessa del pianeta. Insomma, per la Terra siamo i “nuovi arrivati” che hanno già messo la musica a palla e ridipinto le pareti senza permesso.
Il contachilometri cosmico: 4,54 miliardi di giri in giostra
Se invece di guardare i millenni vogliamo misurare il tempo alla vecchia maniera — ovvero contando quanti giri intorno al Sole abbiamo fatto — i numeri diventano vertiginosi.
La Terra si è formata circa 4,54 miliardi di anni fa. Tradotto in termini astronomici, significa che il nostro pianeta ha compiuto circa 4,54 miliardi di orbite complete nello spazio. Se la Terra avesse un cruscotto, segnerebbe una cifra da capogiro.
E non è finita qui. Se allarghiamo lo sguardo fuori dal nostro sistema solare, la Terra viaggia in carovana con tutto il Sole attorno al centro della Via Lattea. Un “anno galattico” (il tempo che ci mettiamo a fare un giro completo della nostra galassia) dura circa 225-250 milioni di anni terrestri. Visto da questa prospettiva cosmica, la Terra è una giovane signora che ha appena compiuto circa 18 o 20 “anni galattici”. Roba da far invidia a chiunque attraversi la crisi di mezza età.
In conclusione: che anno è?
Quindi, la prossima volta che qualcuno vi chiederà «Che anno è?», potrete rispondere con un sorriso enigmatico che, sì, per l’INPS e per l’Agenzia delle Entrate siamo nel 2026, ma per la geologia stiamo vivendo un battito di ciglia nell’Olocene, e per la galassia siamo solo a metà del nostro ventesimo giro di giostra.
In fondo, Battisti e Mogol avevano ragione: «I giardini di marzo si vestono di nuovo / ed è quasi primavera…» E alla Terra, dei nostri calendari umani, importa ben poco: lei continua a girare, incurante e magnifica, nel mezzo del silenzio cosmico.

