Venti di guerra sullo Stretto: la Cina circonda Taiwan con l’operazione “Justice Mission-2025”

Pechino lancia esercitazioni militari massicce e simulazioni di blocco navale. È la risposta al maxi-accordo sulle armi tra Taipei e gli Stati Uniti: «Un avvertimento contro le interferenze esterne».

di Nicoletta Bortolozzo

PECHINO / TAIPEI – 28 DICEMBRE 2025

La tensione nel Pacifico raggiunge un nuovo picco critico. Il Comando del Teatro Orientale dell’esercito cinese ha annunciato lunedì l’avvio di “Justice Mission-2025”, una vasta operazione militare che vede la mobilitazione coordinata di esercito, marina, aviazione e unità missilistiche attorno all’isola di Taiwan.

Secondo Pechino, le manovre rappresentano un «serio avvertimento» contro le spinte indipendentiste dell’isola e un monito alle «forze esterne» — chiaro riferimento agli Stati Uniti — accusate di interferire negli affari interni cinesi.

La strategia del blocco e della “negazione d’accesso”

L’esercitazione, iniziata questo lunedì 29 dicembre, entrerà nel vivo martedì con attività a fuoco reale in cinque zone marittime e aeree che circondano completamente l’isola. Il focus di quest’anno, spiegano gli analisti, sembra essersi spostato: non si tratta solo di una dimostrazione di forza, ma di un addestramento specifico al blocco sistematico dei porti chiave e al controllo delle aree critiche.

L’obiettivo strategico dichiarato è la “deterrenza oltre la catena di isole”, una manovra volta a testare la capacità della Cina di impedire l’accesso a forze militari straniere (principalmente americane e alleate) in caso di conflitto regionale. A supporto dell’esercito, anche la Guardia Costiera cinese ha avviato pattugliamenti nelle acque circostanti.

Il detonatore: l’accordo USA-Taiwan

La mossa di Pechino segue un copione già visto, ma con un’intensità maggiore. La scintilla è stata il recente annuncio di un maxi-accordo di vendita di armi da 11,1 miliardi di dollari tra Washington e Taipei. Il pacchetto include sistemi missilistici HIMARS, droni d’attacco, obici e software militari avanzati.

Inoltre, il presidente di Taiwan, Lai Ching-te, sta spingendo per l’approvazione di un budget speciale per la difesa da 40 miliardi di dollari, una mossa che Pechino ha definito provocatoria. Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri cinese, è stato durissimo: «Il tentativo di cercare l’indipendenza attraverso gli Stati Uniti trasformerà Taiwan in una polveriera. Le forze esterne stanno spingendo lo Stretto verso un pericoloso stato di guerra».

La reazione di Taipei e la guerra psicologica

Il governo di Taiwan ha condannato fermamente le esercitazioni, definendole una «palese intimidazione militare» che mina la stabilità dell’Indo-Pacifico. Il Ministero della Difesa ha dichiarato di essere in «stato di massima allerta» e pronto ad azioni concrete per difendere la democrazia dell’isola.

Parallelamente ai missili, Pechino ha scatenato la macchina della propaganda. Sui social media cinesi circolano poster nazionalisti con frecce infuocate che piovono sull’isola e video generati dall’intelligenza artificiale che mostrano cani robot e androidi armati impegnati in operazioni di sbarco.

Un equilibrio fragile

La situazione è complicata anche dalle tensioni diplomatiche tra Cina e Giappone, nate dopo le recenti dichiarazioni del primo ministro giapponese Sanae Takaichi sulla possibilità di un intervento militare nipponico a difesa di Taiwan.

Sebbene non sia ancora chiaro quanto dureranno queste manovre, il messaggio di Pechino è cristallino: Taiwan rimane la “linea rossa” invalicabile nelle relazioni con Washington. Mentre Taipei continua a rafforzare le proprie difese sotto la pressione quotidiana di navi e aerei cinesi, la comunità internazionale osserva con fiato sospeso quello che molti esperti considerano ormai un “blocco de facto” dello Stretto.

FONTE: CNN INTERNATIONAL

Non puoi copiare il contenuto di questa pagina