Secondo gli ultimi rapporti di Amnesty International, stiamo assistendo a un’escalation dei conflitti armati accompagnata da un preoccupante fenomeno: l’impunità quasi totale per chi viola le regole della guerra.
di Nicoletta Bortolozzo
Nel panorama globale del 2026, la sensazione di un ritorno ai tempi delle conquiste coloniali non è solo una suggestione storica, ma una realtà documentata dalle crisi che insanguinano i continenti.
1. Il Terreno come Bottino: La Fine dei Confini Inviolabili
L’ordine internazionale basato sulle regole sta cedendo il passo a un sistema dove il possesso fisico del territorio è l’unico valore riconosciuto. Se l’invasione dell’Ucraina ha segnato l’inizio di questo “revanscismo territoriale”, oggi vediamo replicarsi dinamiche simili in altre aree:
-
Venezuela e Guyana: Le recenti tensioni e l’azione militare nell’area dell’Essequibo dimostrano come la fame di risorse e terre possa riaccendere conflitti che sembravano sepolti nel secolo scorso.
-
Territori Palestinesi Occupati: Amnesty continua a denunciare un sistema di frammentazione territoriale e occupazione che, nel 2025-2026, ha raggiunto livelli di sofferenza senza precedenti, con la popolazione civile di Gaza stremata da un assedio che l’organizzazione definisce come il fallimento morale dell’umanità.
2. Le “Guerre dell’Oblio”: Dove il Territorio è Risorsa
Non tutte le conquiste finiscono in prima pagina. Amnesty International punta i riflettori su crisi che, pur riguardando il controllo di vasti territori e risorse, restano ai margini del dibattito pubblico:
-
Sudan: Una crisi dei diritti umani devastante dove il controllo delle rotte e delle aree strategiche ha trasformato il Paese in un campo di battaglia per milizie che commettono crimini di guerra sistematici.
-
Myanmar: Qui il territorio è frammentato tra migliaia di gruppi armati. Amnesty documenta bombardamenti indiscriminati su ospedali e civili, volti a sradicare la resistenza attraverso la distruzione fisica delle comunità.
-
Sahel: Una regione dove i confini statali stanno svanendo, sostituiti da zone di controllo di gruppi jihadisti e milizie locali, alimentando carestie e insicurezza cronica.
3. La Tecnologia al Servizio dell’Aggressione
Il paradosso del 2026 è l’uso di tecnologie avanzate per scopi arcaici. La sorveglianza digitale, l’uso di armi autonome (killer robot) e la disinformazione non servono solo a vincere battaglie, ma a consolidare l’occupazione dei territori. Amnesty denuncia come i governi autoritari utilizzino lo spazio cyber per soffocare il dissenso interno e preparare l’opinione pubblica a nuove espansioni territoriali, rendendo la “conquista” un atto giustificato da narrazioni storiche distorte.
4. Civili: Il Bersaglio delle Nuove Conquiste
In questo ritorno alle guerre di territorio, il diritto internazionale umanitario è il grande assente. I civili non sono più “danni collaterali”, ma obiettivi diretti per svuotare terre o piegare la resistenza di un popolo:
-
Armi Proibite: Viene documentato l’uso persistente di bombe a grappolo e armi incendiarie in centri abitati.
-
Sfruttamento dei Migranti: Nelle zone di conflitto, come in Libia o lungo le rotte asiatiche, i corpi delle persone in fuga diventano merce di scambio o strumenti di pressione politica tra Stati.
Conclusione: La Necessità di un Nuovo Arbitro
Il quadro che emerge è quello di un mondo “senza arbitro”, dove le grandi potenze bloccano il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e i trattati sulle armi vengono ignorati. Come sottolineato da Amnesty International, la lotta per i diritti umani oggi coincide con la lotta contro l’idea che la terra possa essere presa con la forza. Senza un ritorno alla giustizia internazionale, il futuro non sarà scritto dal progresso, ma dalle mappe tracciate dai conquistatori.
Per approfondire
La situazione è in costante evoluzione. Per restare aggiornati sulle singole crisi e sulle azioni di pressione internazionale, è fondamentale monitorare le sezioni dedicate di chi opera sul campo.
Rapporto Amnesty: Crisi globale dei diritti umani
Questo video è rilevante perché presenta ufficialmente il Rapporto 2024-2025 di Amnesty International, offrendo una panoramica dettagliata sulle violazioni documentate e sulla crisi del sistema internazionale.

