In un Veneto che corre veloce tra capannoni industriali e intelligenza artificiale, c’è un silenzio che pesa: è quello dei laboratori artigiani, dei cortili agricoli e delle calli veneziane dove, fino a pochi decenni fa, risuonavano i rumori di mestieri oggi dimenticati. Non erano solo lavori, ma un modo di abitare il territorio.
di Nicoletta Bortolozzo
Il mondo dell’acqua: Barcari e Zataranti
Prima che i camion dominassero la logistica, le merci in Veneto viaggiavano sui fiumi.
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El Barcaro: Era il padrone del burcio, la tipica imbarcazione fluviale. Trasportava di tutto: dal legname del Cansiglio alle pietre dei Colli Euganei. La sua figura è svanita con l’arrivo del trasporto su gomma e la chiusura di molti canali navigabili.
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El Zatarante: Sulle acque del Piave e dell’Adige, i “zataranti” guidavano enormi zattere di tronchi dai monti fino a Venezia. Un mestiere epico e pericoloso, dove si rischiava la vita tra le rapide per rifornire i cantieri della Serenissima.
Le figure itineranti: “El Moleta” e “El Strasaro”
Nelle piazze dei paesi e nelle contrade, il servizio arrivava a domicilio su due ruote o a piedi.
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El Moleta (L’arrotino): Spesso originario delle valli di Belluno (Val Rendena), girava con la sua mola a pedale gridando per richiamare le donne che dovevano affilare coltelli e forbici.
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El Strasaro: Lo si sentiva da lontano gridare: “Strase, fero vecio!”. Raccoglieva stracci, ossa e metalli vecchi in cambio di poche “palanche”. È stato l’antenato ecologico del riciclo moderno, in un’epoca in cui non si buttava via nulla.
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El Caregher (L’impagliatore): Seduto su uno sgabello fuori dalla porta del cliente, riparava le sedie di paglia (le careghe) con l’abilità di chi conosce l’intreccio dei giunchi.

L’artigianato di Venezia: Mestieri di precisione
A Venezia, la specializzazione era talmente alta che ogni arte aveva la sua corporazione.
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El Batioro: Un mestiere quasi magico. Questi artigiani battevano per ore piccoli lingotti d’oro fino a ridurli in foglie sottilissime, quasi trasparenti, usate per decorare i palazzi e le chiese. Oggi ne rimangono pochissimi eredi.
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El Pestiner: Era il lattaio veneziano. In una città senza pascoli, il latte arrivava fresco ogni mattina dalla terraferma e il pestiner lo distribuiva porta a porta, spesso conoscendo tutti i segreti del sestiere.
La vita nei campi: “El Mas-ciàro” e la “Mureta”
Nelle campagne della pianura padana e veneta, il lavoro seguiva il ritmo delle stagioni.
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El Mas-ciàro: Una figura temuta e rispettata. Era l’esperto che passava di stalla in stalla per la macellazione del maiale (el mas-cio). La sua abilità nel tagliare le carni garantiva la sopravvivenza alimentare della famiglia per tutto l’inverno.
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Le Lavandaie alla “Mureta”: Lungo i fossi o vicino alle fontane di contrada, le donne lavavano i panni usando la cenere come detergente. Era un momento di socialità intensa, dove si scambiavano notizie e si cantava per alleviare la fatica.

Tabella dei Mestieri e nomi dialettali
| Nome Dialettale | Mestiere Italiano | Caratteristica |
| Calegher | Calzolaio | Riparava le scarpe sulla “forma” di legno. |
| Moleto | Arrotino | Famoso per la sua mola a pedale itinerante. |
| Squerariol | Maestro d’ascia | Costruttore di barche in legno (gondole). |
| Gripolaro | Raccoglitore di vinacce | Recuperava i residui della botte per le distillerie. |
| Merdasser | Svuotapozzi | Fondamentale per l’igiene prima delle fognature. |
Perché si sono estinti?
La causa non è stata solo tecnologica. Questi mestieri sono scomparsi a causa di:
L’industrializzazione: La produzione in serie ha reso meno conveniente la riparazione manuale.
Il cambio dei consumi: Oggi si preferisce “comprare e buttare” piuttosto che riparare.
Mancanza di ricambio generazionale: Molti giovani hanno preferito il lavoro sicuro in fabbrica o in ufficio rispetto alla durezza del lavoro artigiano.
Nonostante l’avanzare della tecnologia, nel 2026 il Veneto sta vivendo una piccola “rinascita” dell’artigianato.
Esistono istituzioni storiche e nuovi progetti finanziati dalla Regione che permettono di imparare questi mestieri, spesso unendo la tradizione con le nuove tecnologie.
Ecco dove si possono ancora studiare queste arti:
Maestri d’Ascia e Squerarioli (Venezia)
Costruire una gondola o restaurare barche in legno è un’arte complessa che richiede anni di apprendistato.
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Confartigianato Venezia e Con-Ser: Organizzano periodicamente corsi per Aspiranti Maestri d’Ascia, spesso cofinanziati dalla Regione Veneto. Nel 2025/2026 sono attivi percorsi che integrano l’uso del legno con strumenti tecnologici (Industry 4.0).
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Associazione Arzana: Si occupa della conservazione della nautica tradizionale e offre momenti di formazione e sensibilizzazione.
L’Arte del Vetro (Murano)
Sebbene sia un mestiere vivo, è sempre più difficile trovare “serventi” e “maestri”.
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Scuola del Vetro Abate Zanetti: È l’erede delle antiche corporazioni. Offre corsi di soffiatura, lavorazione a lume, vetrofusione e incisione. Nel 2026 sono attivi laboratori specifici per formare le nuove generazioni di artigiani muranesi.
Restauro e Intaglio del Legno (Vicenza e Bassano)
Per chi vuole diventare un moderno Marangon o restauratore.
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ENGIM Veneto (Vicenza): È un punto di riferimento per il Restauro dei Beni Culturali. Offre corsi gratuiti finanziati dalla Regione per formare tecnici del restauro, con focus anche su materiali antichi e legno.
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I.RI.GEM (Rosà e Bassano del Grappa): Specializzata in tecniche di restauro e decorazione, con laboratori pratici aperti anche per l’anno scolastico 2026/2027.
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Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza: Continua la tradizione della formazione professionale artistica con corsi di specializzazione.
Impagliatura e Intreccio (Padova e Treviso)
L’arte del Caregher (impagliatore di sedie) e del cestaio vive grazie ad associazioni culturali.
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Scuola d’Intrecci di Belfiore: Anche se al confine con il Veneto, è un centro d’eccellenza per imparare l’impagliatura con erbe palustri e materiali naturali (corsi attivi a marzo 2025/2026).
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Associazione Antichi Mestieri (Padova): Promuove workshop itineranti e laboratori nelle botteghe per mantenere viva la tradizione dei piccoli artigiani locali.
Il Batioro e le Arti Tessili (Venezia)
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Muve Academy (Musei Civici di Venezia): Propone workshop intensivi al Museo Mocenigo e al Museo del Vetro, dedicati alla storia del merletto, del costume e delle arti applicate veneziane.
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Batioro e Foglia d’Oro: A Venezia esiste ancora l’ultimo laboratorio artigianale (famiglia Menegazzo) che a volte ospita tirocinanti attraverso progetti come “Una Scuola, un Lavoro” della Fondazione Cologni.
Come accedere a questi corsi?
Molti di questi percorsi sono gratuiti o pesantemente sovvenzionati dalla Regione Veneto tramite il Fondo Sociale Europeo (FSE), proprio per evitare che queste competenze scompaiano del tutto.
Recuperare la memoria di questi mestieri non è solo folklore. È un modo per ricordare che il Veneto è diventato ricco grazie a una cultura del lavoro fatta di mani sporche, ingegno e un rispetto profondo per la materia prima.
Il Museo degli Antichi Mestieri di Valli del Pasubio
Non è solo un’esposizione, ma un archivio fisico della memoria collettiva veneta. Situato nel cuore dell’alta Val Leogra, nel centro storico del paese, questo museo raccoglie oltre mille attrezzioriginali recuperati da vecchi fienili, cantine e soffitte. (foto di copertina)

🛠️ Cosa vedere nel Museo
Il percorso espositivo (circa 200 mq) è una vera e propria mappa dei saperi che illustra la vita della gente di montagna tra la metà dell’800 e la metà del ‘900. Gli attrezzi sono raggruppati per “botteghe” e mestieri:
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Il Falegname e il Fabbro: custodi degli strumenti essenziali per la costruzione di mobili e mezzi di trasporto.
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Il Boscaiolo e il Contadino: con strumenti curiosi come la gavegnà (usata per trasportare fieno o foglie).
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Il Casaro e il Norcino: fondamentali in un territorio dove ogni quartiere aveva la sua “casara” per burro e formaggio.
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Il Calzolaio e il Vignaiolo: con strumenti come il torcio per la spremitura di noci e nocciole per ricavarne olio per le lampade.
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La Cucina di un tempo: ricostruita attorno a un focolare, il vero centro della socialità antica.
📍 Informazioni Utili per la visita
La sala principale, di circa 200 mq, accoglie oggetti ed attrezzi recuperati da alcuni volontari presso fienili, cantine e tezze. Questi furono posti all’interno del museo nel 1995, che fu inaugurato l’anno seguente.
La disposizione degli oggetti mostra al visitatore la storia della gente dell’alta Val Leogra, dei loro costumi e mestieri, permettendogli di apprezzare attrezzi ed oggetti del contadino, boscaiolo, vignaiolo, di una cucina tipica, del fabbro, falegname, calzolaio, norcino e casaro.
Per visitare il Museo, contattare la Pro Loco di Valli del Pasubio.
💡 Un consiglio extra: La Via dell’Acqua
Il Museo è collegato alla Segheria alla Veneziana della famiglia Miola (risalente al Settecento e ancora funzionante a scopo didattico) attraverso un suggestivo sentiero chiamato “La Via dell’Acqua”. È una passeggiata adatta alle famiglie che permette di vedere dal vivo come l’energia idraulica veniva usata dai nostri antenati.
Questo museo è la prova che, anche se molti mestieri sono scomparsi, la volontà di non dimenticare le proprie radici è ancora fortissima in Veneto.

