Non solo Maschere: Il Volto Segreto del Carnevale Veneto tra Fasto e Riti Ancestrali

Mentre Venezia incanta il mondo con le sue sete e i suoi merletti, nelle piazze della terraferma e tra le valli delle Dolomiti rivivono tradizioni millenarie. Un viaggio tra il “Volo dell’Angelo” e le misteriose figure che scacciano l’inverno.

di Nicoletta Bortolozzo

Quando si parla di Carnevale in Veneto, l’immagine corre subito a Piazza San Marco: una sfilata di eleganza senza tempo, dove il mistero si nasconde dietro una Bauta o una preziosa maschera di cartapesta. Ma il Carnevale veneto è un mosaico molto più complesso, un equilibrio perfetto tra il raffinato teatro urbano e i riti contadini che affondano le radici nel paganesimo.

Venezia: Il Palcoscenico del Mondo

Il Carnevale di Venezia resta l’evento sovrano. Nato nel 1094 per concedere al popolo un periodo di sfogo e libertà, oggi vive di momenti iconici:

  • Il Volo dell’Angelo: La discesa acrobatica dal Campanile di San Marco che apre ufficialmente i festeggiamenti.

  • La Festa delle Marie: Un corteo storico che rievoca il rapimento e la liberazione di dodici bellissime fanciulle veneziane avvenuto nel 943.

  • Il gioco delle parti: La maschera non serve solo a coprire il volto, ma ad annullare le differenze sociali. In passato, sotto il mantello e la maschera, il nobile e il povero erano uguali.

L’abito del medico della peste in un disegno del 1656

Il Medico della Peste è forse la maschera più paradossale di Venezia: nata come uno strumento di protezione sanitaria brutale e necessario, è diventata nel tempo un’icona di eleganza macabra e uno dei simboli più ricercati del Carnevale.

Ecco la storia di come una “divisa da lavoro” tragica si è trasformata in un oggetto d’arte.

L’Invenzione di Charles de Lorme

Nonostante sia legatissima a Venezia, l’ideazione del costume risale al 1619 ed è opera del medico francese Charles de Lorme. Prima di allora, i medici non avevano una protezione specifica, esponendosi costantemente al contagio durante le terribili epidemie che decimavano le città portuali.

Anatomia di una maschera “tecnologica”

Ogni dettaglio del costume del Medico della Peste aveva una funzione precisa, basata sulle conoscenze mediche dell’epoca (che credevano che la peste si trasmettesse attraverso i “miasmi”, ovvero l’aria cattiva):

  • Il Lungo Becco: Non era un vezzo estetico. Al suo interno venivano stipate erbe aromatiche, spezie e sostanze disinfettanti come lavanda, timo, chiodi di garofano, mirra e canfora. Il medico respirava attraverso questo “filtro” per neutralizzare l’odore dei cadaveri e, teoricamente, i germi.

  • Gli Occhiali di Vetro: Proteggevano gli occhi dal contatto diretto con il malato.

  • La Tunica di Tela Cerata: Un lungo mantello di lino o pelle, ricoperto di cera o grasso per impedire al sangue o alle pulci (i veri vettori della peste) di attaccarsi ai vestiti.

  • Il Bastone: Uno strumento fondamentale per visitare il paziente senza toccarlo, per scostare le vesti e indicare le zone infette.

Da Incubo a Maschera di Carnevale

Venezia, città colpita duramente dalle ondate di peste (basti pensare alle epidemie del 1576 e del 1630 che portarono alla costruzione del Redentore e della Salute), adottò questa figura come un elemento familiare, seppur terrificante.

Con la fine delle grandi epidemie, la figura del Medico della Peste subì una metamorfosi psicologica:

  1. Esorcismo della Paura: Indossare la maschera del medico durante il Carnevale divenne un modo per “ridere” della morte e della malattia che per secoli avevano terrorizzato la laguna.

  2. Memento Mori: La maschera mantenne un significato ammonitore: ricordava ai veneziani, nel bel mezzo dei bagordi, la fragilità della vita.

  3. Teatralità: Nella Commedia dell’Arte, la figura evolse in una caricatura del sapere accademico inutile, un medico che parla in latino maccheronico e non guarisce nessuno.

Il Medico della Peste oggi

Oggi, le botteghe dei maschereri veneziani realizzano versioni artistiche del Medico della Peste che sono veri capolavori in cartapesta, decorate con foglia d’oro o rifiniture in cuoio. È la maschera preferita da chi vuole incarnare il lato più gotico e inquietante di Venezia.

Curiosità Storica: Si dice che il bastone del medico servisse anche a tenere lontane le persone sane che, prese dal panico, cercavano di avvicinarsi troppo ai malati per chiedere aiuto.

Oltre la Laguna: I Carnevali della Tradizione

Spostandosi dalla costa verso le montagne, il Carnevale cambia pelle, diventando più viscerale e legato ai cicli della natura.

Il Carnevale di Sappada (Plodn) e il “Rollate”

Nelle Dolomiti bellunesi, il protagonista è il Rollate. È una figura imponente, una sorta di orso con un cappuccio di pelliccia scura e grandi campanacci (rolln) legati in vita che risuonano a ogni passo. Armato di scopa, il Rollate è il custode della tradizione: un tempo spaventava i bambini, oggi è il simbolo indiscusso di un Carnevale che celebra il legame con il bosco e la natura selvaggia.

La “Zinghenesta” di Canale d’Agordo

Un rito unico che vede protagonista la “Zinghenesta”, la ragazza più bella del paese, circondata da personaggi grotteschi e musicanti. È un ballo di corteggiamento e di rinascita che segna la fine del gelo invernale.

Il Carnevale di Casale di Scodosia (Padova)

Nella pianura padovana, la tradizione si fa monumentale con la sfilata dei carri allegorici. Qui l’artigianato locale sfida quello dei grandi carnevali nazionali, con strutture in cartapesta che richiedono mesi di lavoro e che portano in piazza satira politica e folklore locale.

I Sapori della Festa

Non esiste Carnevale in Veneto senza il profumo del fritto che invade le calli e le piazze. Ogni zona ha il suo nome, ma la sostanza è la gioia del palato:

  • Fròtole e Galani: Sottili e croccanti strisce di pasta frolla fritte e spolverate di zucchero a velo (conosciute altrove come chiacchiere).

  • Frìtole Veneziane: Le vere regine. La ricetta originale prevede pinoli e uvetta, ma non mancano le varianti ripiene di crema o zabaione. Un tempo venivano preparate dai “fritoleri” in baracchini di legno sparsi per la città.

Un Rito di Passaggio

Che si tratti del lusso di un ballo a Palazzo Pisani Moretta o del fragore dei campanacci di un Rollate, il Carnevale veneto conserva la sua funzione originaria: esorcizzare la paura del buio e del freddo per accogliere la primavera. È il momento in cui il caos è permesso, prima del rigore della Quaresima.

Curiosità: Sapevate che la maschera veneziana della “Gnaga” veniva usata dagli uomini per travestirsi da donne e deridere i passanti imitando il verso dei gatti?

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