Non solo cronaca nera e cold case: il Veneto vanta una delle casistiche più fitte d’Italia per quanto riguarda gli avvistamenti UAP (Unidentified Aerial Phenomena). Dai cieli della base USAF di Aviano alle misteriose luci del Delta del Po, ecco i segreti mai svelati della regione.
di Nicoletta Bortolozzo
Se le procure si occupano dei misteri terreni, c’è un altro archivio, meno ufficiale ma altrettanto inquietante, che raccoglie decine di segnalazioni ogni anno: quello dell’ufologia veneta. Da decenni, la regione è teatro di fenomeni luminosi inspiegabili che hanno coinvolto piloti civili, militari e intere comunità, trasformando il Nord-Est in un vero laboratorio a cielo aperto per gli appassionati del genere.
Il caso del Maresciallo Giancarlo Cecconi è, senza ombra di dubbio, il più solido e documentato “X-File” della storia aeronautica italiana, ed ebbe come teatro proprio i cieli del Veneto. Non si tratta di una suggestione popolare, ma di un evento tracciato dai radar e fotografato con fotocamere militari.
Ecco la ricostruzione di quell’incredibile pomeriggio del 18 giugno 1979.
L’Inseguimento sopra Treviso: Il Caso Cecconi
Il decollo e l’allarme Verso le ore 11:30, il centro radar di Istrana (Treviso) rileva un bersaglio non identificato sugli schermi. Il Maresciallo Giancarlo Cecconi, pilota esperto del 14° Gruppo

Caccia Bombardieri Ricognitori, sta rientrando alla base di Treviso-Sant’Angelo a bordo del suo caccia G-91R. Dalla torre di controllo riceve un ordine immediato: “Devia dalla rotta, identifica l’oggetto”.
Il contatto visivo Cecconi si dirige verso la zona indicata (tra Treviso e Venezia) e si trova davanti a qualcosa di impossibile: un oggetto scuro, lungo circa 8 metri, di forma cilindrica o a “sigaro”, con una sorta di cupola bianca opaca sul dorso. Non ha ali, non ha motori visibili e non emette scie.
Le fotografie di repertorio A differenza di quasi tutti gli altri avvistamenti, Cecconi ha le prove. Il suo caccia è equipaggiato con quattro fotocamere Vinten (utilizzate per la ricognizione bellica). Il pilota attiva le macchine fotografiche e compie diverse virate attorno all’oggetto, avvicinandosi fino a 80 metri.
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Cosa mostrano i rullini: Una volta sviluppati, i fotogrammi mostrano chiaramente l’oggetto scuro stagliarsi contro il cielo. La forma è definita, solida, non riconducibile a palloni sonda o velivoli noti.
La sparizione improvvisa Mentre il radar di terra conferma la presenza di due bersagli (il caccia e l’UFO), Cecconi vede l’oggetto rimanere quasi immobile per poi scattare con un’accelerazione istantanea. In pochi secondi, l’UFO scompare dai radar e dalla vista del pilota, nonostante la visibilità perfetta di quella mattina di giugno.
Perché è un caso unico?
Il caso Cecconi è considerato un pilastro dell’ufologia mondiale per tre motivi:
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Tracciamento Radar: Il fenomeno è stato confermato da operatori radar militari indipendenti dal pilota.
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Prove Fotografiche: Esistono decine di fotogrammi nitidi scattati da macchine fotografiche professionali ad alta velocità.
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Credibilità del Testimone: Cecconi era un pilota pluripremiato, addestrato al riconoscimento dei velivoli nemici, che non ha mai ritrattato la sua versione.
Il mistero oggi
Il materiale fotografico venne sequestrato dalle autorità militari per essere analizzato. Sebbene alcune foto siano state rese pubbliche negli anni, molti dei negativi originali sono rimasti protetti dal segreto d’ufficio per lungo tempo. La spiegazione ufficiale parlò di un “pallone di plastica”, ma la dinamica di volo riportata da Cecconi (immobilità seguita da accelerazione brutale) rende questa ipotesi tecnicamente impossibile.
Il “Triangolo delle Luci” e la Base di Aviano
Uno dei fulcri del mistero è la zona tra le province di Treviso, Vicenza e Pordenone. La presenza della base aerea di Aviano ha alimentato per anni teorie su test militari segreti o, secondo i più radicali, su contatti “non convenzionali”.
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Il caso del 1977: Uno degli episodi più celebri avvenne proprio nei cieli sopra Aviano, quando piloti militari segnalarono un oggetto discoidale che “giocava” con i radar, accelerando a velocità impossibili per l’aviazione dell’epoca. Il caso rimase classificato per anni.
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Le “Luci di Schio”: Nel vicentino, numerose testimonianze storiche parlano di globi luminosi che sorvolano le prealpi, spesso scomparendo proprio dietro le vette dove, durante la Grande Guerra, si combattevano battaglie sanguinose.
Enigmi dal passato: Alieni tra le trincee?
L’interesse per l’ignoto in Veneto non è un fenomeno recente. Esistono cronache curiose risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Alcuni diari di soldati appostati sul Massiccio del Grappa e sull’Altopiano di Asiago riportano descrizioni di “stelle cadenti che si fermavano in cielo” o di “proiettili luminosi che non esplodevano”, ma che osservavano i movimenti delle truppe dall’alto. Se allora venivano scambiati per nuove armi segrete del nemico, oggi gli ufologi li rileggono come primi avvistamenti di “foo fighters”.
Il mistero dell’Adriatico: Le basi sottomarine
Una delle frontiere più affascinanti dell’ufologia veneta riguarda il Mare Adriatico, in particolare l’area tra Chioggia e il Delta del Po. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le segnalazioni di USO (Unidentified Submerged Objects). Pescatori locali hanno riferito in più occasioni di aver visto luci emergere dalle acque o inabissarsi a grande velocità senza produrre schiuma o onde significative.
“C’è qualcosa sotto quelle acque basse e fangose,” dicono i racconti nelle osterie del Delta, alimentando la leggenda di una possibile base sottomarina o di un portale magnetico.
La statistica: Veneto ai vertici nazionali
Secondo i dati raccolti periodicamente dal Centro Ufologico Nazionale (CUN) e da altre associazioni locali, il Veneto si posiziona costantemente tra le prime tre regioni italiane per numero di avvistamenti segnalati.
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Mestre e la Laguna: Spesso teatro di luci bianche che seguono rotte non commerciali.
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I Colli Euganei: Famosi per presunti incontri del “terzo tipo” negli anni ’70 e ’80, che hanno lasciato tracce fisiche (erba bruciata e anomalie magnetiche) sul terreno.
Realtà o Suggestione?
Quando si parla di enigmi alieni del passato, le “immagini di repertorio” si dividono tra scatti sgranati d’epoca, disegni tecnici tratti dai verbali dei carabinieri e curiose testimonianze iconografiche più antiche.

Ecco una panoramica di ciò che si trova negli archivi ufologici veneti:
Il “Disco di Venezia” (Anni ’50)
Esistono diverse foto in bianco e nero risalenti al grande boom ufologico degli anni ’50. Una delle più famose ritrae un oggetto scuro, di forma lenticolare, sospeso sopra il bacino di San Marco. Sebbene molti esperti le ritengano oggi dei falsi d’epoca (ottenuti spesso lanciando piatti o coprimozzi), rimangono icone del periodo in cui l’Italia intera guardava al cielo con timore e meraviglia.
Gli schizzi dei “Signori dei Cieli” nei verbali
Più che foto, i documenti più interessanti sono i disegni allegati alle denunce depositate presso le stazioni dei Carabinieri o del Corpo Forestale. Negli anni ’70, durante l’ondata di avvistamenti sui Colli Euganei, i testimoni disegnarono oggetti a forma di sigaro o di trottola con luci multicolori. Questi schizzi, conservati negli archivi del CUN (Centro Ufologico Nazionale), sono le “immagini” più fedeli ai racconti dei testimoni.
Le tracce al suolo a Rovigo (1976)
Esiste una documentazione fotografica di repertorio relativa a “tracce fisiche”. Nel polesine, a seguito di un avvistamento ravvicinato, vennero fotografati cerchi di erba carbonizzata e polverizzata che non presentavano tracce di combustibili fossili. Le foto mostrano una perfetta geometria circolare che all’epoca lasciò perplessi i periti agrari della zona.

Il mistero nei dipinti antichi
Alcuni ricercatori di “paleo-astronautica” citano spesso opere d’arte presenti in Veneto come prove di avvistamenti ante-litteram. Un esempio è il dipinto “Battesimo di Cristo” di Aert de Gelder (che, pur non essendo veneto, riflette un’iconografia diffusa nel ‘700), dove un oggetto circolare emette raggi di luce. In Veneto, alcune tavolette votive (gli “ex-voto”) nelle chiese di campagna ritraggono a volte “globi di fuoco” nel cielo, interpretati dai fedeli come segni divini, ma riletti oggi in chiave ufologica.
Mentre la scienza ufficiale tende a ricondurre questi fenomeni a riflessi atmosferici, satelliti (come la flotta Starlink) o droni sperimentali, una fetta di popolazione resta convinta del contrario. Con l’approvazione negli Stati Uniti di nuove leggi sulla trasparenza dei fenomeni aerei non identificati, forse anche in Veneto molti testimoni che per anni hanno taciuto per paura del ridicolo inizieranno a parlare?.

