L’Energia del Sile: Storia, conflitti e ingegneria dei Mulini Trevigiani

Il Sile non è solo un fiume di risorgiva; è il motore immobile che ha plasmato l’economia e la società trevigiana per oltre un millennio. Dalle prime donazioni medievali alle dispute ottocentesche, i mulini hanno rappresentato il fulcro del potere politico, della sopravvivenza alimentare e della mobilità territoriale.

di Nicoletta Bortolozzo

Le radici Medievali: Monasteri e Diplomi (Secoli VIII – XII)

La storia dei mulini nel trevigiano affonda le radici nell’Alto Medioevo. Già nel 790, un documento attesta la donazione da parte di un tale Ado al nipote Adelberto di una quota di un mulino a Quinto, segno che la gestione collettiva di queste macchine era già consolidata.

In quest’epoca, i mulini sono strettamente legati ai monasteri benedettini:

  • Casier: Sede del piccolo monastero dei SS. Pietro e Teonisto, dipendente da S. Zeno di Verona.

  • Mogliano e Musestre: Nel 997, il vescovo Rozo cita mulini nel villaggio di Cavasagra e sul fiume Musestre nell’atto di fondazione dell’abbazia di Mogliano.

  • L’Insula di S. Teonisto: Compresa tra Sile e Siletto, divenne un centro produttivo fondamentale grazie alle donazioni del vescovo Ulrico, che includevano “attrezzatura per macinare”.

Con l’affermazione del Comune di Treviso (post 1160), la gestione delle acque divenne una questione di ordine pubblico. Gli Statuti obbligavano i cittadini alla pulizia dei canali per garantire il deflusso necessario all’attività molitoria.

Ex Mulino Bordignon
Autore Gianfranco Speranza
Scattata nel comune di Quinto di Treviso (TV)

Un’Economia diversificata: non solo Grano

Nel tardo Medioevo, la disponibilità costante d’acqua favorì una proto-industria complessa. Lungo i corsi d’acqua cittadini (Cagnan e Roggia) e suburbani, si concentravano:

  • Folli da panni: Per la follatura delle stoffe, specialmente sullo Storga a Porto di Fiera.

  • Soffiatori e Magli: Per fabbri e coltellinai.

  • Segherie e Chiodere: Per la lavorazione del legname e la stiratura dei panni di lana (famose quelle dei Ravagnini a S. Vito).

Tra i complessi più imponenti spiccavano i Mulini di S. Martino, acquistati dal Comune nel 1210, che durante la signoria dei Da Camino arrivarono a contare ben 13 ruote.

Il Caso Canizzano: Il Villaggio dei Mulini

A ovest di Treviso, la località di Canizzano rappresenta l’esempio più fulvido di sfruttamento idraulico. Qui, la pendenza del terreno è strategica: tra Quinto e Mure il fiume scende di circa 5 metri in soli 3 chilometri.

L’Evoluzione del Parco Mulini

Le prime tracce certe risalgono al 1312, con citazioni di “Rosso mugnaio di Mure” e “Antonio da Canizzano”. Durante il dominio della Serenissima, il tratto Quinto-S. Martino divenne un’area industriale intensiva:

  • Nel 1499 si contavano 22 ruote a Canizzano e 6 a Mure.

  • A metà del ‘500, il numero salì a 28 ruote distribuite su quattro “salti d’acqua” (roste).

  • Tra questi, il Mulino Torresan (Mure) e gli ex Mulini Granello (Canizzano) rimangono testimoni storici di quella stagione.

Mulino Cervara
Autore Gianfranco Speranza
Scattata in Oasi di Cervara – Santa Cristina nel comune di Quinto di Treviso (TV)

Conflitti idraulici: La guerra del livello

Il controllo dell’acqua non era privo di tensioni. La regola d’oro era il rispetto della “Pièra de San Marco”, una lastra di marmo murata che indicava il livello massimo consentito.

Tuttavia, i potenti mugnai di S. Martino a Treviso spesso ignoravano le norme. Per facilitare l’ingresso dei burchi (barconi) carichi di farina fino alla Dogana cittadina, chiudevano le paratoie (boe) facendo alzare il livello del fiume. Le conseguenze per i paesi a monte, come Canizzano, erano disastrose:

Nel 1827 e 1831, le cronache riportano proteste vibranti dei deputati di Canizzano: le strade diventavano “più atte ad essere navigabili che carreggiabili”, i carri si rovesciavano e i seminati marcivano per l’esuberanza del Sile causata dall’egoismo dei mugnai cittadini.

I Mulini come Ponti e il mistero del guado

Una funzione spesso dimenticata dei mulini era quella di collegamento. In assenza di ponti pubblici, le passerelle dei mulini erano l’unico modo per attraversare il fiume.

Un documento straordinario del 1857 rivela un dettaglio incredibile: fino al 1803, a Mure esisteva un guado naturale dove il fiume era così basso da poter essere attraversato quasi senza pericolo. Dopo il 1810, a causa degli scavi di ghiaia che resero l’alveo profondo e insidioso, il passaggio divenne impossibile, portando alla perdita di un uomo con mulo e carretto. Da allora, la manutenzione dei ponticelli di legno divenne oggetto di aspre dispute legali tra i proprietari dei mulini (come la vedova Canella) e il Comune.

Tecnologia: pianura vs montagna

Una distinzione tecnica fondamentale sull’ingegneria delle ruote:

  • Mulini di Pianura (Sile): Utilizzano ruote azionate dalla spinta dell’acqua dal basso (corrente).

  • Mulini di Montagna: Sfruttano la caduta dell’acqua dall’alto. Si dividono in:

    • A coppedèl: con cassette che si riempiono d’acqua sfruttandone il peso.

    • A caduta: con normali pale colpite dal getto superiore.

 

FOTO DI COPERTINA: La Rosta dell’Ex Mulino Rachello (foto di: Gianfranco Speranza) https://www.parcosile.it/

In cammino tra i Mulini: una risorsa preziosa

Per chi desidera vivere di persona l’atmosfera descritta e osservare da vicino l’ingegneria del Mulino Torresan o dei siti di Canizzano, il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile mette a disposizione una risorsa fondamentale.

Sul sito ufficiale dell’Ente Parco è disponibile una guida dettagliata dedicata agli itinerari dei mulini:

GiraSile: La Via dei Mulini da Quinto di Treviso a Villa Letizia, sede del Parco

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